Scozia.

Tornare da un viaggio in Scozia è qualcosa che ti lascia un sapore amarognolo in bocca, una fumosa sensazione come un bicchiere di Talisker, il whisky single malt prodotto sull’isola di Skye.

Abbiamo viaggiato per quasi 6000 km attraverso l’asse nord-sud europeo, passando dalla Svizzera, dalla Francia per superare la Manica a Calais e tutta l’Inghilterra fino al faro più lontano delle Ebridi esterne, affacciato direttamente sul tratto di oceano Atlantico che separa la Scozia dal Canada. Non mi dilungherò a raccontare di mille castelli, di kilt o di cornamuse, perchè la Scozia non è questo. O meglio, è anche questo, ma nel viaggio che abbiamo fatto c’è poco del take-away dei pullmann organizzati verso “l’attrazione turistica”. Passare attraverso una regione come questa è come fare un viaggio nel mondo alla fine del mondo, dove scoprire che una piccola popolazione vive in un tempo che scorre a velocità diversa, dove la povertà di un tempo oggi è un ricordo (ma neanche troppo lontano) da mostrare ai visitatori e la vita campestre arricchisce di significato il viaggio.

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Ero abbastanza preoccupato alla partenza, il mio complesso meteorologico mi preoccupava: vorrai mica fare mille miliardi di km per poi rimanere in mezzo alle nubi quindici giorni??? effettivamente il controllo frequente delle carte di copertura nuvolosa, nei giorni precedenti al viaggio, non dava buone sensazioni: nubi, nubi, aspetta… no, ancora nubi. Di buono c’era la speranza che il vento caratteristico di queste regioni atlantiche facesse la sua parte, ma si sa, per una derivazione della legge di Murphy “se qualcosa può andare fotograficamente storto, lo farà”! E già i miei compagni di viaggio all’idea di avermi appresso con la meteoropatia si stavano scompensando.

Fortunatamente la Scozia è magica. Nonostante un rapporto sole-pioggia imbarazzante, le giornate si dividono tra brutte-brutte e variabili, ma il vento spesso spazza le nubi talmente rapidamente che è facile avere tutte le gradazioni meteorologiche possibili nel giro di poche ore. Ma quando piove, piove. Non so se rende l’idea, ma è quel tipo di pioggia che a causa del vento non sembra cadere, ma rimanere in aria e colpirti da ogni direzione, come se fossi in un autolavaggio. Inutile dire che la giacca impermeabile in queste occasioni ha fatto il suo dovere ma è diventata inutilizzabile per alcune ore… una cerata tipo marinaio sarebbe stata più adeguata! Eppure il mese di Settembre in Scozia il tempo è più stabile di quanto si pensi, almeno seguendo i siti di climatologia…

Fotografare in questa regione non è facile, non tanto per il tempo meteorologico, quanto per il fatto che ci sono infinite sfumature di luce; il riflesso del sole nelle nubi, l’erica e l’erba che brillano appena vengono illuminate, l’acqua quasi tropicale, i raggi che filtrano in un caleidoscopio di possibilità diverse sulle colline; la velocità con cui cambia l’illuminazione del paesaggio è talmente alta che nonostante avessi la macchina fotografica in mano, spesso non c’è stato tempo per scattare.

E poi l’attesa. L’attesa è da sempre il primum movens di molte fotografie di successo. La fotografia paesaggistica e naturalistica sono questo, l’attesa che trasforma il fotografo in una nota armonica con l’ambiente circostante. Il vento che soffia, le onde che si infrangono, le mucche intorno a te che si fanno i fatti loro… se hai tempo di fermarti, le Highlands diventano un piccolo paradiso per i fotografi.

Non tutto quello che abbiamo visto ha avuto il tempo che veramente avrebbe meritato. Nonostante ciò, credo che un assaggio della Scozia a 360° siamo anche riusciti ad averlo. Alla fine del nostro viaggio abbiamo toccato il parco dei Trossachs, Fort William, Kyle of Lochalsh con il castello di Eilean Donan, l’isola di Skye, le Ebridi esterne con Lewis e Harris, Ullapool, la penisola del Loch Assynt ed infine nel viaggio di ritorno tutta la costa est scozzese, fino ad Edimburgo.

Tutto il viaggio (escluso andata e ritorno verso l’Italia) registrato dal GPS:

Anche gli spostamenti in traghetto sono stati divertenti e ricchi di sorprese: gannett, gabbiani, delfini che passano sotto la prua della nave, elicotteri della Guardia Costiera di Sua Maestà che ti abbordano per fare una simulazione…

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Credo che cogliere le atmosfere in Scozia sia stato tutt’altro che facile, in alcuni casi credo che ci si debba arrendere all’evidenza che gli occhi non siano sufficienti: la ricchezza dell’esperienza del viaggio a volte cede alla necessità di utilizzare altri sensi. La propriocezione, la sensazione di come il nostro corpo si trova nello spazio, l’olfatto, l’udito che riporta il rumore del vento sul mare, il tatto che sente l’erba umida.. tutto questo racconta di un semplice momento sulla scogliera davanti all’oceano; un dogma difficile da accettare quando si celebra la convinzione di poter declinare tutte le milioni di sfumature di colori e gradazioni di grigio in un unico, piccolo rettangolo di 24 x 36 mm.

Ma è così. E’ il bello di poter tornare a casa e raccontare di quanto sia meraviglioso viaggiare.

Scozia, 2012.

  • http://www.facebook.com/MirkoCostantini Mirko Costantini

    Come al solito bellissime foto e stupendo racconto :)

    • drmauro

      grasssieee!